MODA Manifesto Open Data Archeologici

È stato pubblicato già da qualche tempo il MODA, Manifesto Open Data Archeologici. Si tratta di un documento importante che ha già visto 158 adesioni, non limitate all’ambito archeologico né ai confini nazionali. È una iniziativa che ci sentiamo di condividere con chi segue ArcheoFOSS e che molti di noi hanno già sottoscritto personalmente.

Gli stesori di MODA sostengono che i dati archeologici debbano essere open, cioè liberi di essere diffusi, utilizzati, rimaneggiati perché sono dati pubblici e perciò a disposizione di tutti, senza restrizioni tecniche, disciplinari o di categoria. Quindi non una generica “archeologia open” a parole, ma ‒ come ci sembra normale ‒ un punto di vista molto concreto: vogliamo i file, le tabelle, le immagini, gli elenchi. Una follia, per chi è abituato a considerare “propri” i dati archeologici (magari frutto di ricerche collettive), da custodire gelosamente o una banalità ridicola rispetto alla “vera” conoscenza archeologica. Una follia necessaria, secondo i sottoscrittori del manifesto, per non rimanere fermi al palo mentre sia l’Italia sia l’archeologia internazionale fanno importanti passi avanti nel settore open data.

MODA si rivolge a molti soggetti diversi, con un appello preciso a ciascuno:

  • a tutti gli archeologi, affinché si impegnino a creare open data partendo dai propri lavori e a diffondere questa pratica nell’intero settore
  • al MiBACT, affinché non limiti la sua azione open data a un mero adempimento burocratico ma si faccia alfiere di una vera innovazione
  • al mondo della ricerca e della formazione, che ha il compito di formare gli archeologi di domani sia dal punto di vista tecnico, sia da quello etico, sulle modalità con cui la ricerca deve innestare un processo virtuoso di condivisione, aperto alla società intera.

ArcheoFOSS ha da sempre affrontato il tema del “data sharing” nella convinzione che l’accesso libero ai dati in formati aperti sia un elemento inscindibile dall’utilizzo di software open source. Il movimento open data si è sviluppato a livello internazionale a partire dal 2008 circa lungo tre direttrici principali:

  • open government data, raccolti, prodotti e rilasciati da enti pubblici
  • open science/research data, risultanti dalla ricerca scientifica e accademica in genere
  • user-generated content, tramite grandi progetti collaborativi come Wikipedia, Wikimedia Commons e OpenStreetMap

L’archeologia abbraccia questi tre ambiti in modo sostanziale, e il MODA coglie bene l’importanza di un approccio comprensivo alla questione, senza erigere steccati come le scorciatoie rappresentate dai contenuti “liberi per scopo di studio”, che escludono chi ha legittimi interessi verso i dati archeologici per scopi professionali.

I dati archeologici sono di tutti: facciamolo diventare di MODA.

ArcheoFOSS alla radio

L’edizione 2014 di ArcheoFOSS, che si è svolta a Verona nel mese di giugno, è stata la prima ad essere trasmessa alla radio.

Let’s dig again è una web radio curata da studenti di archeologia dell’Università di Siena, che trasmette dal 2013 tramite la piattaforma Spreaker, alternando discorsi radiofonici su temi archeologici raccontati in modo comprensibile a buona musica rock. Andrea Bellotti e Alessandro Mauro hanno trasmesso due puntate dalle aule dell’Università di Verona, che potete riascoltare in podcast:

  • la prima puntata è dedicata alla storia di ArcheoFOSS, gli ospiti sono Denis Francisci e Alessandro Bezzi (il mio brano preferito è quello dei Beastie Boys);
  • la seconda puntata affronta invece il tema della comunicazione social “in 140 caratteri” e ospita Marina Lo Blundo, Anna Maria Marras e Alessio Innocenti (sono tornato giovane con i Greenday)

Se non siete mai venuti ad uno dei nostri workshop, potrebbe essere un buon modo per farvi un’idea dell’atmosfera che c’è e di quello che raccontiamo.

The seventh year itch – considerazioni a margine di ArcheoFOSS 2012

Come ogni anno l’atmosfera cordiale, l’organizzazione efficiente, il tenore e la varietà di contributi e discussioni sono stati interessanti indicatori della passione per l’archeologia, la metodologia e il futuro della disciplina che animano il movimento ArcheoFOSS.

A cominciare dagli affollati openLABS di lunedì è subito apparsa con chiarezza la richiesta di rinnovamento da parte delle giovani generazioni di archeologi e la possibilità per la cultura open di candidarsi a divenire strumento di rilancio dell’informatica nel settore dei BBCC, in una stagione in cui gli insegnamenti di applicazioni informatiche si stanno contraendo, stritolati dai meccanismi delle varie riforme universitarie.

Per la prima volta organizzato da una Soprintendenza, il workshop di quest’anno ha visto numerosi interventi sulle problematiche delle pubbliche amministrazioni impegnate sui fronti della tutela e della gestione del patrimonio culturale, in affiancamento all’ormai consolidato filone della presentazione di strumenti innovativi per il lavoro dell’archeologo e delle riflessioni a cavallo fra metodologia e tecnologie.

Le diverse sessioni di martedì e mercoledì e le animate discussioni in coda agli interventi sono lo specchio fedele di un mondo che sa essere al contempo spontaneo ma anche profondamente serio e impegnato, come d’altronde dimostra la presentazione degli atti del Workshop dello scorso anno, secondo una tradizione ormai consolidata.

Lungi dall’essere in crisi, al settimo anno il movimento continua a presentarsi come uno stimolante ispiratore di idee innovative e ‘pruriti’ di crescita che meritano di essere raccolti e presentati a livello istituzionale, come è emerso dalla tavola rotonda conclusiva e dall’assemblea del comitato organizzatore.

Reti/comunità, formazione, diffusione, interoperabilità: queste le parole chiave che il workshop indica per lo sviluppo di uno scenario futuro fra rinnovamento metodologico e innovazione tecnologica.

Uno scenario in cui, superato l’atteggiamento di sudditanza nei confronti degli strumenti, si possa fare in modo che le tecnologie informatiche entrino nelle metodologie in maniera programmatica e sempre più estesa, abbandonando la visione attuale che considera le prime sotto forma di “applicazioni” e le seconde come semplici e passivi ricettori.

In tal senso solo una cultura aperta e momenti reali di condivisione come i workshop di ArcheoFOSS possono infatti risultare efficaci nel rilanciare nel nostro settore un ‘discorso sul metodo’, che conduca ad un rinnovamento profondo e alla conseguente crescita di una nuova archeologia, in cui l’attributo digitale non sia più sinonimo di esoterico o iperspecialistico.

Grazie all’energia e alla passione di quanti hanno organizzato e animato il workshop di quest’anno è stato fatto un altro concreto passo nella direzione di una archeologia che sia globale non solo nella dimensione della conoscenza, ma anche e soprattutto della capacità di confronto e condivisione.

Giuliano De Felice, 14 giugno 2012