ArcheoFoss2012_Raptor

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Il progetto RAPTOR, acronimo di Ricerca Archivi e Pratiche per la Tutela Operativa Regionale, nasce dall’idea di avere a disposizione un sistema informativo versatile che consenta di rispondere alle diverse esigenze quotidiane dei funzionari archeologi della Soprintendenza, gestendo in una struttura unitaria ed integrata la parte burocratica e quella topografica; tale aspetto è infatti imprescindibile, soprattutto per la tutela del patrimonio archeologico, in qualità di ricaduta tangibile del procedimento amministrativo nella realtà territoriale. La necessità di fornire ai funzionari uno strumento di facile utilizzo, che non richiedesse un elevato grado di alfabetizzazione informatica e di consuetudine con dispositivi più complessi (come i GIS), ha indotto alla creazione di un software, ancora in fase di sviluppo, che, seppur basato su un geodatabase decisamente articolato (PostgreSQL e PostGIS), permette all’utente un’interazione semplice grazie ad un’interfaccia web user friendly (PHP, JavaScript, GeoServer e OpenLayers). L’esigenza di avere gli strumenti presenti in altri software di analisi spaziale, che permettano di avvicinare il più possibile il nostro sistema ad un desktop GIS, ha inoltre reso indispensabile lo sviluppo di funzioni specifiche. L’attenzione posta all’implementazione degli aspetti prettamente tecnici è stata condizionata dall’idea che la struttura dovesse essere profondamente calata nella realtà lavorativa quotidiana, onde consentire a ciascun funzionario, soprattutto in carenza di risorse umane e finanziarie adeguate, uno svolgimento comunque più rapido e autonomo dei propri compiti, sia per ottimizzare la performance istituzionale, sia per ottemperare alle normative riguardanti la dematerializzazione della pubblica amministrazione. Questo sistema se da un lato permette dunque un’informatizzazione delle pratiche attuali, dall’altro prevede anche una sezione dedicata al recupero del materiale pregresso, ponendo le basi per un riordino graduale degli archivi cartacei “storici”. Tale modus operandi consentirà quindi di aggiornare in tempo reale e multiutente non solo lo stato delle procedure amministrative, ma soprattutto la mappatura delle presenze/assenze archeologiche emergenti a seguito degli interventi condotti sul territorio; conseguenza diretta di ciò sarà la pressoché “automatica” revisione della carta del rischio o del potenziale archeologico, a cui sarà direttamente collegata una sezione, in corso di definizione, funzionale ad accogliere la documentazione di scavo (che non sostituisce quella cartacea). Per questo motivo si è previsto un accesso diretto e personalizzato delle ditte archeologiche al sistema, affinché possano riversare, secondo standard precostituiti e possibilmente condivisivi, il materiale digitale pertinente alla documentazione, implementando dinamicamente sia i dati alfanumerici, sia geografici. Con ciò si vuole tendere ad una progressiva uniformità nella consegna del post-scavo, anche dal punto di vista qualitativo, sperando di contribuire, insistendo proprio su merito e qualità, al riconoscimento della figura professionale dell’archeologo nel nostro paese. Infine, l’accesso diretto al sistema, ospitato su server ministeriale ma non legato alla rete intranet, consentirà la consultazione, secondo parametri definiti e ristretti, da parte di utenti esterni, con particolare attenzione agli enti pubblici, che richiedono sempre più spesso di conoscere le zone a rischio archeologico per poter programmare e pianificare gli interventi, anche alla luce della normativa sull’archeologia preventiva. A tal proposito un aspetto di primaria importanza riguarda la scelta delle licenze da adottare, che verosimilmente ricadrà su quelle di tipo “virale”, come la GPL per il software e la Creative Commons Share Alike per i contenuti, così da allinearsi il più possibile al nuovo CAD.

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