Archeofoss2012_Archeosection

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Il disegno delle sezioni di scavo costituisce uno degli elementi fondamentali della documentazione archeologica al pari delle piante, delle fotografie e delle schede ministeriali. Le tecniche di rilievo delle sezioni possono essere oggi molto varie: dalle più tradizionali basate su cordella metrica e/o livello ottico, alle più evolute che utilizzano come supporto modelli digitali delle superfici di strato o rappresentazioni volumetriche (voxel) degli stessi. Un metodo intermedio è quello che rileva i profili di sezione tramite stazione totale registrando le coordinate X, Y, Z dei punti presi lungo una linea di taglio prestabilita. Scaricati dalla stazione e importati in qualsiasi programma GIS o CAD, i punti non restituiscono una visione immediata e “verticale” dei profili di sezione, ma si presentano semplicemente come una successione di marker allineati lungo la medesima direttrice sul piano definito dagli assi X e Y. Al fine di visualizzare le sequenze dei punti in verticale e poterli utilizzare come traccia per disegnare le linee di sezione l’una sotto l’altra sono necessarie alcune ben note operazioni di rotazione, traslazione ed inversione di coordinate. ArchaeSection è un semplice tool che permette di automatizzare proprio queste operazioni di modifica, in modo da velocizzare il processamento dei dati raccolti a stazione e da ridurre il rischio di errore insito nelle trasformazioni di coordinate. A livello procedurale il software svolge le seguenti operazioni: importa le triplette di valori X, Y, Z scaricate dalla stazione all’interno di un geodatabase; trasla e ruota le coordinare calcolando i rispettivi parametri metrici e angolari di spostamento; allinea i punti su un asse definito dall’utente a seconda del quadrante in cui cadono gli allineamenti di punti registrati; inverte le colonne di coordinate in modo tale che la quota Z sostituisca il valore Y. A questo punto ArchaeSection permette o di produrre un semplice file di output in formato .csv contenente le coordinate modificate oppure consente di lanciare il software QGIS [http://www.qgis.org/] dove è possibile caricare le geometrie dei punti modificati e iniziare l’elaborazione grafica della sezione mediante il disegno delle linee e dei poligoni. La gestione in ambiente GIS del rilievo delle sezioni, inoltre, permette di sfruttare tutti gli strumenti di analisi spaziale propri dei sistemi informativi geografici, la connessione ad altri dati gestiti nel geodatabase, l’interfacciamento diretto con altri software, come ad esempio R [http://www.r-project.org] per l’analisi statistica, etc. Oltre che per il disegno di sezioni volanti e cumulative, ArchaeSection può essere utilizzato anche nella pipeline di geo-rettificazione di immagini verticali, in particolare per il rilievo fotogrammetrico di prospetti murari. ArchaeSection è scritto completamente in Python (2.6) [http://www.python.org/] pur integrando qualche linea di codice in SQL; utilizza PyQt4 [http://www.riverbankcomputing.co.uk/software/pyqt/] (un set di bindings per le librerie Qt in Python) per la realizzazione dell’interfaccia grafica e PySQLite2 [http://code.google.com/p/pysqlite/] per la connessione con il geo-RDBMS SpatiaLite [http://www.gaia-gis.itgaia-sins/] di cui sfrutta, oltre agli strumenti classici di gestione dei dati alfanumerici, le funzioni spaziali e trigonometriche. Il software è attualmente in fase di sviluppo e testing; sarà distribuito, a partire da giugno 2012, sotto licenza GNU GPL v3 sia nel formato sorgente in Python sia come pacchetto debian, entrambi scaricabili da http://www.uselessarchaeology.com. Accanto alla descrizione delle specifiche tecniche e delle funzionalità dell’applicativo ArchaeSection, questo intervento mira anche a presentare un ulteriore esempio di come il software libero consenta anche ad archeologi privi di formazione informatica di costruirsi i propri strumenti di lavoro, magari non perfetti sul lato tecnico, ma funzionanti sul lato pratico e convenienti dal punto di vista economico. In un settore, quello dell’archeologia, sempre più povero di finanziamenti e praticamente privo di aziende che producano strumenti hardware e software specifici per la disciplina, è necessario a nostro avviso conferire una dimensione artigianale alla professione, dimensione nella quale è normale costruirsi i propri “attrezzi del mestiere” laddove questi manchino o risultino troppo costosi. Su questo versante quindi il codice aperto e disponibile a tutti, la condivisione dei risultati, dei problemi e delle soluzioni tramite la rete, l’utilizzo di linguaggi relativamente semplici ed intellegibili anche da parte di utenti non particolarmente esperti rendono il FLOSS il miglior alleato di questa figura nuova e allo stesso tempo antica dell'”archeologo-artigiano”.

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