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L’interesse crescente verso il software libero e la condivisione dei dati nel settore archeologico, confermato dalla seconda edizione del workshop “Open Source, Free software e Open formats nei processi di ricerca archeologica” (Genova, 11 maggio 2007), pone le basi per una discussione di più ampio respiro su questi temi. Infatti sulla tematica della pura e semplice “opportunità” o meno di utilizzare un pacchetto open source in campo archeologico già si innestano altri punti di interesse più maturi dal punto di vista metodologico.

In particolare la tematica della condivisione dei dati archeologici, ricca di problematiche sia giuridiche sia amministrative, è un tema ancora largamente da esplorare, non solo per gli archeologi, ma anche in altri campi del sapere. Nell’edizione del workshop del 2007 era già presente questa problematica: infatti nodo centrale dell’entrata della “filosofia” open source all’interno dell’archeologia, come di altre branche scientifiche, non è tanto l’utilizzo di software aperti in quanto tali (con tutta la discussione che ad esso sottende, sconfinante in ambiti, spesso, prettamente economici), ma la libertà che questi software, in quanto open source, offrono. Si tratta sostanzialmente della libertà di gestione del dato, non rinchiuso entro formati non compatibili tra di loro, non confrontabili, non gestibili. Questo è vero soprattutto nell’ambito archeologico dove i programmi impiegati possono essere molto numerosi; una loro non interscambiabilità produce come effetto diretto l’impossibilità di analizzare i dati stessi.

A questa prima tematica è strettamente congiunto un secondo problema: i dati, gestiti tramite il supporto di software open source, hanno la necessità di essere condivisi non solo a livello di programma, ma soprattutto a livello giuridico all’interno della comunità scientifica. Affinché ci possa essere un continuo e reale progresso della disciplina, il dato archeologico – sia quello “grezzo” raccolto sul campo sia quello elaborato – deve essere messo a disposizione di ogni ricercatore. Ma, come è ben noto, tale idea si scontra con la prassi e le consuetudini attuali. La discussione su questo tema risulta spesso ostica e frammentata, anche a causa della difficoltà di districarsi all’interno del complesso ambito legislativo: pertanto la libera circolazione del dato archeologico si configura come uno dei problemi principali da affrontare, anche a livello istituzionale.

Una presa di posizione decisa dunque è quella che va verso un doppio obiettivo: non solo quello tecnico – ossia l’utilizzo del software open source in sostituzione del software proprietario – ma anche quello legislativo, vale a dire la discussione virtuosa tra i vari soggetti interessati e competenti (quindi tra archeologi, tecnici, siano essi tecnici giuridici e informatici, e istituzioni) sulle modalità tecniche e legislative che consentano il superamento di quelle barriere che limitano la condivisione del dato.

Il workshop che si terrà a Padova l’8-9 maggio 2008 vuole indirizzarsi verso questa strada, essere cioè terreno fertile di incontro di queste diverse istanze. Al giorno dei lavori vero e proprio, fissato per il 9, sarà preceduta una giornata di presentazione e di “prova” aperta a tutti gli studenti e agli interessati, per avvicinarli ai software open source e per fornire una prima infarinatura necessaria a comprendere quello che verrà discusso il giorno successivo.

Durante il workshop vero e proprio invece si ascolteranno sia relazioni di argomento tecnico legate all’utilizzo del software open source in campo archeologico sia contributi incentrati sul tema metodologico/legislativo della condivisione del dato. In particolare la problematica dell’open source in archeologia sarà sviluppata lungo quattro linee tematiche di base:

  1. metodi pratici per condividere i dati: formati (GML, OpenDocument, SQL, etc.) e software da utilizzare, licenze adeguate alla condivisione del dato archeologico, etc.;
  2. necessità e modi di una “evoluzione culturale” dell’ambiente archeologico per favorire la condivisione dei dati, tema da indagare anche attraverso l’utilizzo di esempi pratici già presenti nella comunità scientifica;
  3. utilità della più ampia condivisione dei dati: quali sono i vantaggi che si potrebbero trarre dalla libera circolazione del dato? Molti gli esempi, dall’aggiornamento dello studio dei materiali (seriazioni tipo-cronologiche più precise e aggiornate) all’approfondimento della conoscenza di un sito o di un periodo storico, etc.
  4. vantaggi dell’open source nell’ambito universitario in generale: incremento della ricerca, risparmio economico per le finanze pubbliche, possibilità di accesso aperto e legale agli strumenti informatici per tutti gli studenti, il che avrebbe una ricaduta positiva sullo sviluppo della ricerca istituendo così un circolo virtuoso.

Tutti questi temi, oltre ad essere oggetto delle relazioni, potranno essere approfonditi nella tavola rotonda finale usufruendo dei contributi anche di esperti del settore informatico e legislativo invitati per l’occasione.

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