Abstract

OpenSource & Pubblica Amministrazione: connubio possibile? Esperienze, migrazioni e future evoluzioni

Andrea Crosetti

Nell’ambito dell’informatizzazione degli uffici della Pubblica Amministrazione si pone agli addetti ai lavori, sistemisti, responsabili ed amministratori di rete, la possibilità o spesso la necessità di utilizzare software Open Source per gestire ed amministrare le reti, i server e fornire servizi.

Con la maturità dei prodotti utilizzabili nell’ambito dell’Office Automation è ad oggi possibile effettuare senza indugi o timori di compatibilità e stabilità migrazione completa verso strumenti quali OpenOffice, GIMP, Mozilla Thunderbird e Mozilla Firefox. Linux se installato a dovere non fa paura nelle aule di informatica o in PC destinati alla multiutenza.

Nell’intervento verranno esposte esperienze di utilizzo in tali ambiti, tra cui la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria, dove è in corso di utilizzo dal 2001 software Open Source sia per ciò che riguarda sistemi server quanto per applicativi client. Verranno inoltre esposti i work flow per una corretta migrazione e per l’introduzione di OpenDocument come formato nativo per la gestione della produzione documentaria.

In breve i progetti in corso e le proposte per un immediato futuro.

Osg4Web. Condivisione di dati e applicazioni VR WebGIS per il paesaggio archeologico

Luigi Calori (CINECA), Carlo Camporesi, Augusto Palombini, Sofia Pescarin (Virtual Heritage Lab ITABC-CNR Roma)

Presentiamo in questo lavoro gli sviluppi del progetto Osg4Web, già introdotto nella passata edizione del congresso.

Il successo di uno strumento come Google Earth dimostra come la navigazione in tempo reale di grandi database geografici sia oggi di interesse generalizzato, così come lo sviluppo, attraverso questo canale, di comunità ambientate in mondi virtuali (si pensi a MMORPG o Second Life).

L’uso di questi strumenti per lo studio e la divulgazione anche di dati archeologici attraverso la rete è certamente stimolante, anche se apparentemente condizionata a grossi investimenti economici. Esiste però un’alternativa possibile, oltre che auspicabile, per il futuro del virtual heritage e della ricerca stessa. Da anni infatti, il Virtual Heritage Lab del CNR ITABC sta portando avanti un progetto per realizzare, con approccio open source, una piattaforma utile sia al ricercatore che al pubblico. La realizzazione della piattaforma prevede che l’utente possa costruire, mantenere, aggiornare interi paesaggi tridimensionali, completi di meta-informazioni, condividendoli con altri utenti attraverso il web. Allo stato attuale è già stato realizzato un plug-in, OSG4web per la navigazione via web del territorio.

Osg4Web è uno strumento open source che consente la navigazione e l’interazione di paesaggi archeologici (e non) attraverso comuni browser web, quali MS Internet Explorer e Mozilla Firefox. E’ scritto interamente in C++ e basato sul visualizzatore middleware OpenSceneGraph in ambiente multipiattaforma (Windows, Linux e a breve MacOS). OsgForWeb include un piccolo motore di visualizzazione con funzionalità base. E’ possibile estendere queste funzionalità implementando dei motori ad hoc e, tramite il download automatico del core in base al sito che si sta navigando, vengono estese le potenzialità di interazione con la scena 3D. L’interazione del Plug-In con i siti web avviene attraverso direttive di tipo JavaScript. Un’ulteriore caratteristica, che distingue OSG4web da altre piatteforme di visualizzazione 3D via web, risiede nel fatto di caricare la scena in maniera incrementale durante la fase di Rendering.

Presenteremo l’attuale stato di sviluppo di OSG4web, le sue caratteristiche e l’utilizzo nell’ambito di alcuni progetti in corso da parte del Virtual Heritage Lab e del CINECA.

Attraverso la presentazione di OSG4web e dei casi di studio su cui è stato testato, si porrà l’accento sulla necessità di una dimensione aperta sia dei dati che del software. Discuteremo infine anche di alcune possibili e interessanti integrazioni con altre diffuse piatteforme per il GIS e il WebGIS (quali MAPSERVER, GRASS, VTP, CMS).

Verso uno standard di catalogazione su software e dati aperti: il progetto VRC

Fabrizio Giudici (Tidalwave s.a.s.), Alick Macdonnel McLean (Syracuse University in Florence), Augusto Palombini (Virtual Heritage Lab ITABC-CNR Roma)

Il problema della catalogazione dei dati archeologici si pone da decenni all’attenzione degli studiosi. Ben prima della rivoluzione digitale le schede di catalogazione presentavano un’estrema ampiezza di campi, per adattarsi a elementi che andavano dal Colosseo all’ansa fittile, e nonostante ciò non sono mai riuscite a raggiungere standard condivisi, problema tuttora irrisolto. Nell’odierno contesto dominato dalla Rete, crediamo che la via privilegiata per tale obiettivo passi per la scelta dell’open source, nell’ottica di una condivisione di dati e software in cui musei e istituzioni siano nodi attivi e consapevoli.

Il progetto VRC – Visual Resource Collaborative – sviluppato da Syracuse University in Florence, è basato sul concetto di catalogazione di entità generiche (oggetti d’arte, reperti, agenti umani, luoghi, etc…) che possono essere legate da relazioni arbitrarie (ad esempio “L’oggetto Y è stato scoperto da Tizio” etc). Particolare attenzione è rivolta alla rappresentazione di relazioni mutevoli (la storia degli spostamenti di un manufatto o i cambi di nome) e alla rappresentazione delle date: un sistema in grado di mantenere precisione di giorno e ora, come pure rappresentare datazioni archeologiche e paleontologiche con vari gradi di approssimazione, dal giorno-mese-anno all’era geologica.

La catalogazione è studiata per la coesistenza di criteri multipli prevedendo classificazioni di località secondo criteri amministrativi, geografici o geopolitici e persino storici (le province dell’Impero Romano o di quello Cinese). Ad ogni oggetto sono associabili documenti (fotografie, planimetrie, modelli 3D, etc.) per cui definire politiche di accesso in base al copyright. Un motore di ricerca consente selezioni complesse e facenti uso di relazioni. Oltre a realizzare nodi di database, fruibili sia attraverso un’interfaccia web che applicazioni specializzate, VRC consente di costruire reti “peer to peer” che scambiano informazioni grazie a tecnologie di Web Semantico. L’uso della lingua franca RDF rende anche possibile interfacciamenti con altri archivi. VRC è un progetto modulare, composto da parti che possono anche integrarsi a componenti diversi:

  1. il nucleo di gestione della base di dati
  2. un’interfaccia Web
  3. moduli per l’integrazione con applicazioni indipendenti “rich client”
  4. un modulo di elaborazione fotografica

L’interfaccia web è studiata con criteri di semplicità ed efficienza e richiede semplicemente l’uso di un browser con capacità Ajax, senza particolari requisiti hardware (ad esempio mantenendo la compatibilità con dispositivi economici come il laptop da $100 del M.I.T.).

Per la parte fotografica, VRC può estrarre informazioni dai metadati presenti nei formati di immagine più diffusi (EXIF, XMP) per facilitare l’attività di catalogazione. Nella roadmap del progetto è inclusa la capacità di archiviare immagini in formato “camera raw” proprietario o aperto, in formati più facilmente fruibili sul web (JPEG, PDF) o per scopi editoriali; sarà anche incluse le capacità di elaborare immagini HDR, panoramiche, in realtà virtuale e CAD. Infine, l’elaborazione di immagini si basa su una libreria di digital imaging ricca di funzionalità (usata anche dalla NASA) prestandosi all’implementazione di sofisticati algoritmi, qualora necessari per scopi specialistici. E’ anche supportato il Grid Computing.

Syracuse University in Florence è orientata ad offrire VRC come un progetto open source in due sensi: code e data chiedendo alle altre istituzioni la stessa disponibilità alla condivisione sia del software che dei dati. Il progetto è basato su Java™ e altre tecnologie open source, garantendo la portabilità su qualsiasi piattaforma (Linux, Windows, Mac OS X).

La scheda UG (Unità Geoarcheologica). Una proposta di standardizzazione dei criteri descrittivi del deposito geoarcheologico

Denis Francisci, Mattia Segata (Università di Padova – Dipartimento di Archeologia)

Da decenni, ormai, nell’ambito della ricerca archeologica, è comune l’utilizzo di una scheda (cartacea ed oggi, spesso, anche digitale) per la registrazione e la catalogazione degli strati di terreno che compongono il c.d. deposito archeologico. Si tratta della ben nota “scheda di unità stratigrafica” o scheda US: uno strumento cartaceo che attraverso diversi campi, per lo più descrittivi, ha il compito di registrare i diversi aspetti di uno strato archeologico. Ma proprio questa struttura dominata da campi descrittivi “a testo libero”, nei quali l’assenza di vincoli consente ad ogni operatore di descrivere in maniera personale e soggettiva ciò che per natura è impersonale ed oggettivo, ed il fatto che molti archeologi hanno spesso adattato e modificato la scheda a proprio piacimento, nonostante la presenza di un modello ufficiale formalizzato dal Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali, rendono la comprensione, l’analisi e la comparazione di queste schede cosa spesso ardua, ma soprattutto impediscono la comunicazione dei dati attraverso un linguaggio omogeneo e condiviso.

Con questo intervento intendiamo presentare una nuova proposta di scheda per la registrazione e catalogazione dell’unità stratigrafica o unità geoarcheologica (scheda UG), come sarebbe più corretto dire da un punto di vista pedologico e sedimentologico. Pur non sconvolgendo l’impianto dello strumento tradizionale, la nuova scheda predispone, per alcune specifiche sezioni, dei criteri di descrizione fissi offrendo per ciascuno di essi una serie di parametri oggettivi, di modo che durante la compilazione l’operatore sia costretto a scegliere tra quelle precise variabili e solo tra quelle, rinviando ad unico campo descrittivo eventuali annotazioni o considerazioni soggettive. L’utilizzo di criteri descrittivi stabili, di parametri omogenei e di una terminologia definita e mutuata dalla pedologia e dalla sedimentologia consente la creazione di un linguaggio comune e standardizzato nella descrizione della stratigrafia archeologica. Questo determina importanti conseguenze, prima tra tutte la trasmissione e la condivisione dei dati stratigrafici sia tra operatori residenti in località diverse, sia tra gli archeologi di oggi e quelli di domani. In secondo luogo, una standardizzazione dei dati ed una loro strutturazione in campi analitici piuttosto che sintetici permette una più efficace gestione sia del database che li raccoglie sia del GIS che li visualizza e che li processa. Infine l’utilizzo di criteri geoarcheologici permette di descrivere in maniera oggettiva, univoca e completa il deposito archeologico, in modo tale che anche una volta distrutto, sia possibile ricostruirne con precisione le caratteristiche qualitative, quantitative e relazionali. Incrementare il numero e la qualità delle informazioni relative al deposito archeologico è fondamentale giacché lo scavo è di per sé un evento distruttivo e non più replicabile.

In tutto questo un aspetto non secondario ricopre il software utilizzato per la gestione della scheda, benché esso non sia l’oggetto principale di questo intervento. La traduzione informatica di quanto espresso sopra è stata, ovviamente, la realizzazione di un database mediante software libero (PostgreSQL) e la costruzione di un front-end (attualmente mediante Openoffice Base e Rekall/RekallWEB, ma in futuro mediante pagine PHP), che permetta un’ampia divulgazione ed una facile consultazione.

ArcheOS e-learning project: condividere conoscenze, dati e strumenti

Luca Bezzi, Alessandro Bezzi, Rupert Gietl (Arc-Team), Wilfrid Allinger-Csollich, Sandra Heinsch, Walter Kuntner (Università di Innsbruck)

Con questo intervento verrà presentato un progetto di e-learning riguardante il sistema operativo ArcheOS (e il software libero in generale). Tale progetto, che è frutto di una collaborazione tra l’Università di Innsbruck (Institut fuer Alte Geschichte und Altorientalistik) e l’Arc-Team, si ricollega all’esperienza della campagna di scavo 2006 presso Aramus (Armenia), i cui dati verranno utilizzati e condivisi.

Obbiettivo principale è la crezione di una serie di tutorial che spieghino passo passo l’applicazione di diversi tipi di software libero all’archeologia. Ogni tutorial verrà rilasciato sotto licenza FDL e si baserà in gran parte, come già anticipato, su dati provenienti dalla campagna di scavo di Aramus, che saranno a loro volta condivisi.

Dell’esperienza presentata verrà quindi analizzato sopratutto l’aspetto della condivisione nelle sue diverse forme:

  1. la condivisione delle conoscenze tecniche e scientifiche, attraverso i tutorial, analizzando anche la forma più adatta alla loro divulgazione
  2. la condivisione dei dati, con particolare attenzione alla problematica riguardante la tipologia e il grado di elaborazione degli stessi (oltre che la licenza più adatta)
  3. la condivisione degli strumenti (i software).

L’Open Source in archeologia. Elaborazione di un sistema di schedatura e sviluppo di un web GIS per la consultazione dei dati archeologici : il caso di Montescudaio in Val di Cecina (PI)

Monica Baldassarri, Giuseppe Naponiello, Giuliana Pagni (Università di Pisa)

Negli ultimi decenni l’informatica ha messo a disposizione dell’archeologo una serie di strumenti per poter ottimizzare il proprio lavoro. Uno dei principali apporti in questo senso è la possibilità di condividere i dati in modo veloce e sicuro, ma l’uso di formati incompatibili spesso rallenta o rende impossibile tale scambio d’informazione.

La comunità scientifica da diversi anni sta dibattendo su questo argomento, e la diffusione sempre maggiore dei cosiddetti “formati aperti” è vista da molti come la soluzione a tale problema.

La scelta di “software liberi”, inoltre, sta diventando la scelta migliore in termini di stabilità e di sicurezza rispetto ai “software proprietari”. Tali vantaggi hanno portato alla decisione di creare un sistema di gestione dei dati archeologici OS/FS da parte di numerose equipés archeologiche, che stanno sperimentando le possibili soluzioni.

Tra gli altri, il sito del monastero di S. Maria di Montescudaio ha dato la possibilità di poter sviluppare e testare tale sistema nell’ambito delle ricerche di archeologia medievale e di antropologia dell’Ateneo pisano. La ricognizione prima, lo scavo e lo studio di laboratorio poi, hanno evidenziato la necessità di creare uno strumento di facile consultazione che non lasciasse “slegati” i vari dati. La soluzione è stata la creazione di un database relazionale che permettesse di fare ricerche incrociate, in modo da avere il maggior numero d’ informazioni a nostra disposizione. In modo particolare le caratteristiche del sito hanno reso necessaria un’adeguata schedatura dei reperti scheletrici umani, con la creazione di una scheda tafonomica.

La specifica attenzione alla schedatura dei reperti scheletrici è dovuta al fatto che, spesso, la documentazione di tali elementi presenta difficoltà oggettive causate dall’assenza di un’adeguata preparazione antropologica che non sempre rientra tra le normali competenze di un archeologo.

Per ovviare a tale problema, cercando peraltro di “normalizzare” i dati raccolti sul campo, è stata elaborata una scheda tafonomica progettata per poter essere compilata anche dall’archeologo privo di particolari conoscenze antropologiche. Per facilitare sia l’inserimento dei dati che la ricerca, è stata creata interfaccia grafica in php, collegata ad un database sviluppato con Postgres. I dati raccolti sono stati elaborati in un gis; per la creazione e la visualizzazione degli shape sono stati usati Open Jump e Qgis, entrambi appogiandosi all’estensione spaziale di Postgres: Postgis; per le analisi è stato usato Grass.

Negli ultimi anni il Web Gis si è imposto sicuramente come lo strumento più potente ed efficace per la condivisione dei dati, proprio per questo è stato deciso di svilupparne uno usando come motore Mapserver e P.Mapper come front-end.

Il sistema è stato progettato per soddisfare tutte le tipologie di scavo, dalla preistoria al post-medioevo, con particolare attenzione allo scavo di sepolture. La sua elaborazione è ancora in fase sperimentale ma, grazie al lavoro costante, si sta sviluppando molto rapidamente e crediamo possa giungere alla versione definitiva in tempi brevi.

Knossos: un gestore di database open source per l’archeologia

Damiano Lotto, Biscani Francesco, Facchin Alessandro (Università di Padova) Tibolla Sebastiano

Il contributo ha lo scopo di presentare dal punto di vista sia metodologico che funzionale il processo di creazione di un gestore di database open source indirizzato specificatamente all’impiego archeologico.

Il programma presentato è basato su formati e standard open source: si tratta di un’applicazione programmata in C++, utilizzando le librerie Qt (versione 4), multipiattaforma, con capacità di gestione/connessione ai più diffusi database open source (tra i quali MySql, Postgres, Sqlite).

In particolare, dal punto di vista metodologico/problematico, si mostra il processo di elaborazione di una struttura e di un’interfaccia di gestione database compatibili con le esigenze della ricerca archeologica, anche dal punto di vista della fruibilità, ovvero di semplicità e velocità d’uso (anche per quanto riguarda la “curva di apprendimento” nell’utilizzo del programma stesso), mentre dal punto di vista funzionale, si presentano le caratteristiche principali del software, che fa di:

  • modularità
  • esportabilità dei dati
  • interoperabilità con i più diffusi programmi open source utili alla ricerca archeologica (quali Grass, R, ecc.)
  • possibilità personalizzazione
  • facilità di utilizzo

i suoi punti forti.

Integrazione di dati spaziali e non spaziali con MAD

Matteo Lorenzini, Achille Felicetti, Andrea D’Andrea, Cinzia Perlingieri

I Sistemi di Informazione Geografica (GIS) hanno dimostrato di essere strumenti estremamente efficienti per la gestione di dati spaziali complessi, anche se le informazioni geografiche vengono spesso gestite in ambienti eterogenei mediante l’utilizzo di diversi applicativi e sistemi che rendono molto difficile la loro portabilità e condivisione.

Per condividere e integrare i dati geografici sul Web l’Open Geospatial Consortium (OGC), il cui primo obiettivo è garantire la piena interoperabilità fra sistemi che gestiscono dati geospaziali, ha creato il Geographic Markup Language (GML), un linguaggio basato su XML per la gestione e lo scambio di informazioni geografiche che consente la definizione di proprietà spaziali e non spaziali di oggetti geografici.

GML consente la codifica in XML di dati geo-spaziali e la creazione di documenti testuali comprensibili agli utenti e leggibili dalla macchina attraverso specifici software, molto più semplici da gestire rispetto ai formati binari proprietari e abbastanza flessibili da garantire la separazione fra il contenuto spaziale e la sua rappresentazione grafica. I dati codificati in GML possono essere inseriti in un sistema di gestione dati nella loro forma nativa e facilmente integrati con dati non spaziali per creare un sistema di gestione dati interamente basato su XML. Il tool da noi usato per la gestione dei dati spaziali è MAD (Managing Archaeological Data), una applicazione web concepita per gestire documenti XML strutturati e non strutturati provenienti da scavi archeologici. MAD è stato sviluppato intorno a un potente database nativo XML (eXist), utilizzando standard e tecnologie raccomandate dal World Web Consortium (W3C) per il supporto di funzioni XPath/XQuery e la trasformazione dinamica del contenuto per la presentazione su web.

Il paper presenta l’estensione GIS implementata in MAD per lo storage e la gestione di documenti codificati in GML, l’integrazione con i dati archeologici di scavo (non spaziali) e le estensioni di XQuery per l’esecuzione di query geografiche attraverso un set di predicati e funzioni di analisi in grado di estrarre relazioni e eseguire operazioni spaziali. Grazie alla flessibilità ed estensibilità di XQuery è possibile creare un set completo di interfacce di query per la ricerca di dati XML sia spaziali che non spaziali. La visualizzazione cartografica e le interfacce di query grafiche per la presentazione sul web dei documenti GML e dei risultati delle query eseguite da MAD sono implementate utilizzando MapServer, un potente e affidabile web server geografico sviluppato per la resa spaziale e la creazione di mappe sul web. I principali vantaggi di un tale approccio rispetto al tradizionale GIS basato su RDBMS, oltre alla già citata semplicità di integrazioni e omogeneizzazione dei dati, risiedono nella possibilità di gestire con un unico sistema dati strutturati (geografici e non) e dati non strutturati (diari di scavo) rendendoli immediatamente disponibili per l’utilizzo sul web.

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